Le indagini sono specchietti per le allodole

La magistratura non è una succursale del Partito Democratico.

Nonostante le innumerevoli dichiarazioni rilasciate da parlamentari e ministri di maggioranza negli ultimi mesi, con accuse ricorrenti a quella fantomatica fazione di magistrati che a destra amano chiamare “toghe rosse”, le vicende giudiziarie degli ultimi giorni ci ricordano che non è una tessera di partito a determinare l’arrivo di un avviso di garanzia.

A pochi giorni dalle dimissioni dell’assessore milanese Giancarlo Tancredi, indagato insieme al resto della giunta per presunti illeciti nel campo dell’edilizia, anche Matteo Ricci, candidato presidente del centrosinistra nelle Marche, è stato raggiunto da un avviso di garanzia. La cosa che preoccupa davvero è che la stessa destra che per mesi ha difeso ministri e sottosegretari sotto inchiesta oppure addirittura a processo, pensiamo alle filippiche di Italo Bocchino a favore di Daniela Santanchè e Andrea Delmastro Delle Vedove, oggi comincia timidamente a chiedere un passo indietro a Ricci.

La sintesi perfetta, ancora una volta, l’ha offerta il presidente campano Vincenzo De Luca: Ricci non dovrebbe fare un passo indietro perché indagato, ma non dovrebbe comunque candidarsi, visto che è già impegnato al Parlamento Europeo. Lo stesso discorso vale per Antonio Decaro, candidato in pectore del centrosinistra in Puglia. Invece di intasare il dibattito pubblico con inutili richieste di dimissioni per motivi giudiziari spesso inconsistenti, sia a destra che a sinistra, rimettiamo al centro la politica vera e seria e ribadiamo con forza che le porte girevoli da un incarico all’altro non sono più accettabili.