Altro che terzo mandato

Le temperature elevate delle ultime settimane invitano a riflessioni più leggere e rilassate: per discutere approfonditamente di politica e dei provvedimenti del governo in carica, avremo tempo nei mesi a venire.

Tuttavia, con le elezioni regionali ormai alle porte, è inevitabile tornare sulla controversa questione del terzo mandato, definitivamente bocciato dalla Corte di Cassazione, ma ancora al centro del dibattito pubblico, soprattutto per le dichiarazioni dei leader coinvolti.

Se il presidente leghista Luca Zaia sembra ormai rassegnato alla conclusione del suo quindicennio alla guida del Veneto (accontentandosi, pare, di un ministero e di un paio di liste civiche a suo nome) ben diversa è la situazione in Campania, dove il presidente Vincenzo De Luca appare tutt’altro che disposto a fare un passo indietro. Eppure, tra le molte dichiarazioni dell’istrionico “sceriffo” di Salerno, almeno una merita una riflessione seria, perché tocca un punto profondamente condivisibile: perché un presidente di Regione non può ricandidarsi per un terzo mandato (nel nome di un presunto rischio di accentramento del potere) mentre esponenti di partito come Matteo Ricci e Antonio Decaro, che hanno guidato rispettivamente Pesaro e Bari per dieci anni, possono oggi sedere al Parlamento Europeo e, allo stesso tempo, aggiungere nuove candidature al proprio già lungo curriculum?

Candidare europarlamentari in carica è di per sé discutibile, poiché Bruxelles non è una porta girevole.

Ma è ancora più incoerente ricandidare figure che hanno già governato per anni un territorio, seppur da un diverso livello amministrativo.